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Alla scoperta di San Francesco: la lectio di Alessandro Barbero incanta il Teatro Radar di Monopoli

Un botteghino polverizzato in pochissimi minuti, biglietti esauriti in ogni ordine di posto. È stato questo lo scenario d’apertura al Teatro Radar di Monopoli, dove martedì 3 novembre 2026, alle ore 18:00, una folla e appassionata si è radunata per assistere all’attesissima lectio magistralis dello storico Alessandro Barbero.

L’appuntamento, intitolato «Alla scoperta di San Francesco. Tra storie e leggende», ha visto il celebre professore dialogare sul palco con l’editore Giuseppe Laterza. La serata ha rappresentato il momento culminante della rassegna culturale «L’Eredità di Francesco», promossa in stretta collaborazione con la Casa Editrice Laterza in occasione dell’VIII Centenario della morte di San Francesco d’Assisi, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Monopoli e l’Associazione Donne per la Città – Presidio del Libro di Monopoli.

Ma la serata ha travalicato il puro esercizio intellettuale per farsi gesto civile e concreto: l’intero ricavato dell’evento è stato devoluto all’associazione AmoPuglia.

L’incontro si è trasformato, immediatamente in un avvincente viaggio intellettuale, capace di spogliare l’icona del Santo dalle secolari edulcorazioni devozionali per restituire al pubblico il ritratto vivo, drammatico e storiograficamente complesso di un uomo del Medioevo.

Nel corso della sua lezione, Alessandro Barbero ha condotto il pubblico nel cuore della bottega dello storico, spiegando come la ricostruzione dei santi medievali debba passare attraverso l’analisi critica delle fonti. Nel Medioevo le agiografie non servivano soltanto a certificare prodigi, ma a proporre modelli operativi di vita cristiana. Per questa ragione le loro memorie venivano scritte su committenza del Papa o dei vertici dell’ordine.

Tuttavia, l’impatto di Francesco sui suoi contemporanei fu così sconvolgente che molti testimoni diretti sentirono il bisogno irrefrenabile di scriverne di propria iniziativa. Nel giro di pochi decenni dalla sua scomparsa videro la luce numerosi testi, spesso in palese e insanabile contraddizione tra loro.

La ragione storiografica di queste divergenze risiede nella parabola stessa del Santo: partito con l’idea di vivere da “eremita” in preghiera, penitenza e totale marginalità, Francesco si ritrovò sommerso dai seguaci. In breve tempo, l’uomo che rifiutava ogni forma di potere si trasformò, suo malgrado, nel “presidente di una multinazionale”, a capo di una gigantesca organizzazione diffusa in tutta Europa. Dopo la sua morte, la fratellanza si spaccò in fazioni contrapposte su come gestire tale eredità: ogni gruppo cercò così di manipolare la memoria biografica del fondatore per piegarla a sostegno delle proprie tesi gestionali e ideologiche.

“In qualunque occasione, quando hai più di un testimone che ti racconta qualcosa, non c’è mai una volta che raccontino tutti la stessa storia. Delle testimonianze non ci si può mai fidare del tutto: lo sanno i magistrati e lo sanno gli storici. Ma nel caso di Francesco c’è qualcosa di più: il lavoro dello storico consiste nel vagliare le fonti come in un’indagine, accettando che il percorso per scoprire chi fosse il vero Francesco sia tutt’altro che facile.”

A dimostrazione di questa instabilità testuale, Barbero ha citato il caso emblematico di Tommaso da Celano:

  • La prima biografia (1227): Commissionata d’urgenza dal Papa subito dopo la morte di Francesco, Celano ritrae un giovane ben lontano dalla santità. Figlio di mercanti facoltosi, abile nell’accumulare denaro e nello spenderlo a cena con gli amici per pura ambizione personale. Un giovane educato male da genitori poco cristiani, tanto che il biografo si abbandona a un’invettiva contro la gioventù dell’epoca, rea di dire parolacce e comportarsi male “come i giovani d’oggi”.
  • La seconda biografia (anni dopo): Riscrivendo la vita a seguito dell’acquisizione di nuove testimonianze, Celano ribalta radicalmente la prospettiva: Francesco diventa un modello di pietà fin dalla primissima infanzia, ammirato da tutti e incoraggiato da genitori pii. Una palese correzione su commissione, volta a cancellare la figura del “mascalzoncello” giovanile.

Dinanzi all’esistenza di ben sette versioni della vita di Francesco, Barbero ha spiegato di aver rinunciato all’illusione di comporre un ritratto armonico e tradizionalmente pacificato, preferendo condurre il lettore dentro la complessità appassionante del lavoro di ricerca.

Il momento decisivo della memoria francescana scocca a 40 anni dalla morte del Santo, quando l’Ordine compie un’epurazione testuale senza precedenti per sanare le spaccature interne.

  1. La stesura della Legenda Maior : San Bonaventura da Bagnoregio,generale dell’Ordine e docente universitario (l’unico tra i biografi a non aver conosciuto Francesco di persona), viene incaricato di redigere una biografia ufficiale e definitiva.
  2. Il Decreto di Censura del Capitolo Generale (1266):Una volta licenziata laLegenda Maior, l’Ordine emana un ordine tassativo inviato a tutti i conventi d’Europa: ispezionare le biblioteche, sequestrare ogni biografia precedente di Francesco e distruggerla per sovrascriverla con l’unica versione approvata.
  3. La giustificazione ideologica e la smussatura dei testi:Bonaventura opera con lucida strategia dottrinale. Giustifica l’evoluzione dell’Ordine stabilendo che Francesco era“più da ammirare che da imitare”, istituendo un parallelo con la storia della Chiesa stessa: come il Cristianesimo era iniziato con poveri pescatori ignoranti come San Pietro ed era arrivato ai grandi dottori universitari e ai prelati, così l’Ordine poteva lecitamente evolversi. Contestualmente, Bonaventura cancella gli scatti d’ira di Francesco e le sue angosce sul letto di morte (quando urlava:“Dobbiamo ricominciare tutto, finora non abbiamo fatto niente”). Smussa inoltre il rifiuto delle case: dove Francesco pretendeva capanne di legno, Bonaventura corregge spiegando che il Santo interveniva solo se le strutture erano“troppo lussuose”.
  4. La riscoperta moderna:Per secoli le prime testimonianze sono raste sepolte. Soltanto dal Seicento alcuni manoscritti dimenticati sono riemersi dagli archivi, fino alla svolta storiografica di fine Ottocento che ha riaperto il dibattito sulle radici del movimento.

L’immagine del Santo rievocata da Barbero restituisce così un intransigente formalista, un uomo guidato dall’obbedienza letterale al Vangelo in un’epoca (XI-XIII secolo) segnata dall’espansione economica, dall’urbanizzazione e da vistose disuguaglianze sociali.

Seguendo il precetto evangelico di non portare nulla con sé, Francesco sviluppa un rifiuto viscerale per il denaro, equiparato letteralmente allo sterco d’asino.

A questo proposito, Barbero ha rievocato l’episodio del frate della Porziuncola che aveva raccolto da terra una moneta lasciata come offerta. Informato dell’accaduto, Francesco impose al colpevole una punizione dal valore simbolico devastante: raccogliere la moneta con la bocca, uscire sul sagrato, individuare dello sterco d’asino e depositarvi sopra il denaro, sempre e solo con la bocca. Un gesto che terrorizzò l’intera comunità.

Le 3 regole incurvabili della povertà francescana:

  • Rifiuto di ogni proprietà immobiliare:I frati dovevano abitare esclusivamente in capanne di legno edificate di propria mano. Quando a Bologna Francesco sentì definire il convento locale come “la casa dei frati”, ordinò l’immediata evacuazione dell’immobile, cacciando persino i confratelli malati. Analogamente, rifiutò di rientrare in una celletta d’eremo dopo che un frate l’aveva definita “la tua cella”.
  • Guardaroba ridotto all’essenziale:Ispirandosi al celebre spogliarello pubblico davanti al Vescovo di Assisi, in cui si denudò rifiutando i beni paterni, Francesco stabilì che un frate potesse possedere unicamente una tonaca, una corda e un paio di mutande.
  • Primato del lavoro manuale sulla questua:Nel suoTestamento, Francesco pretese che tutti i frati lavorassero con le proprie mani. Egli stesso sapeva fabbricare vasi; Barbero ha ricordato l’aneddoto di quando, accorgendosi che la memoria del vaso appena terminato lo distraeva durante la preghiera, lo scaraventò nel fuoco definendolo uno“stupido lavoro”. L’elemosina doveva rappresentare soltanto l’ultima risorsa per i giorni privi di ingaggio.

Per restituire il profilo autentico di Francesco, Barbero ha messo a confronto la percezione contemporanea con la realtà documentaria del Duecento, evidenziando come il Santo non fu mai un sovvertitore dell’ordine politico o ecclesiastico.

Mito Moderno (La Riconstruzione Ideale)Realtà Storica (Il Francesco dei Documenti)
Ribelle anti-clericale:Riformatore in lotta contro la corruzione e la ricchezza delle gerarchie ecclesiastiche.Obbedienza totale alla chiesa:Nessuna critica al clero o al Papa. Imponeva ai frati di inginocchiarsi e baciare le mani a qualsiasi sacerdote, in virtù del potere consacratorio dell’Eucarestia.
Contestatore sociale:Icona di protesta contro le disuguaglianze economiche e la ricchezza dei potenti.Sottomissione e rispetto dei ricchi:Nessun attacco ai ricchi, che dovevano essere onorati perché la loro carità permetteva la sussistenza dei poveri. I “Frati Minori” dovevano sentirsi letteralmente inferiori a chiunque, compresi lebbrosi e mendicanti.
Pacifista anticoloniale:Protesta e rifiuto della guerra crociata durante l’incontro con il Sultano.Ammirazione per i guerrieri:Il viaggio dal Sultano era un atto di salvezza dell’anima, non un comizio pacifista. Francesco nutriva rispetto per i crociati morti in battaglia, paragonandoli ai Paladini di Carlo Magno e ai Cavalieri della Tavola Rotonda scoperti nelleChansons de Gestegiovanili.

La ricostruzione del legame tra Francesco e Santa Chiara offre pagine di altissima tensione psicologica. La storia della fondatrice delle “Povere Signore” è giunta fino a noi grazie ai verbali del suo processo di canonizzazione, conservati in una traduzione volgare del Quattrocento.

Chiara, giovane nobile di Assisi, fuggì di notte per raggiungere Francesco alla Porziuncola. Fu Francesco stesso a tagliarle i capelli, compiendo il gesto simbolico di consacrazione e rottura con il mondo. Eppure, nessuna biografia ufficiale maschile di Francesco racconta la fuga notturna o i loro incontri segreti, relegando la figura femminile a fugaci accenni istituzionali.

Mentre Chiara combatteva a Roma per ottenere ilprivilegio della povertà, l’atteggiamento di Francesco verso le donne registrò una drastica chiusura negli ultimi anni. Tormentato dalle ingerenze della Curia — determinata a separare nettamente i rami maschili e femminili per evitare pettegolezzi — Francesco inserì nella Regola il divieto assoluto per i frati di frequentare o accogliere donne. Negli ultimi tempi evitò persino di far visita a Chiara, arrivando a confidare a un confratello di credere di riconoscere in faccia soltanto due donne in tutta la sua vita. Una contraddizione dolorosa che riflette i tormenti e le lacerazioni degli ultimi anni del Santo.

Sollecitato in chiusura da Giuseppe Laterza sulle ragioni che lo spingono ad amare la ricerca storica, Alessandro Barbero ha regalato al pubblico del Teatro Radar una vibrante confessione professionale:

  • La Forza della Realtà rispetto alla Finzione:Gli esseri umani hanno una sete inesausta di racconti, ma la storia possiede una carica unica perché riferisce vicende realmente accadute. Barbero ha citato l’esempio di Heinrich Schliemann: quando l’archeologo riportò alla luce i resti di Troia e scoprì la celebre maschera d’oro, non poté fare a meno di esclamare di aver contemplato il volto di Agamennone. È il contatto con la realtà storica a far vibrare le corde più profonde dell’animo umano.
  • La Ricerca d’Archivio come Serendipità:Esplorare le fonti è un’esperienza fisica ed emotiva affine all’andare per funghi, al collezionismo o alla caccia al tesoro; è la gioia imperdibile dellaserendipità, il trovare ciò che non si cercava.
  • La Scrittura come Necessità Esecutiva:Per lo storico, il momento della stesura è l’atto fondamentale in cui si dà forma al caos dei documenti, fabbricando qualcosa di del tutto nuovo.

“Gli archivi sono luoghi polverosi, è vero, ma sono tra i posti più emozionanti della terra. Quando sei lì e tocchi con le tue mani pergamene scritte 800 anni fa, quando ritrovi il testamento di un personaggio che già conosci, in quel preciso istante tu stai parlando con i morti, senti la loro voce. E quando ti metti a scrivere, provi la sensazione unica di aver fabbricato qualcosa di tuo che prima non c’era.”

Tra gli applausi del Teatro Radar, il professor Barbero si è infine avviato verso il firmacopie, suggellando una serata straordinaria che ha riaffermato quanto il rigore della storia sappia incantare il grande pubblico.

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