Quali compromessi potremmo considerare pur di vedere evaporare dolore e tormento? E se la cura si rivelasse peggio del tormento?
Al Multisala Galleria di Bari si è tenuta l’anteprima, riservata alla stampa, del lungometraggio selezionato nei giorni scorsi per rappresentare l’Italia nella sezione miglior film internazionale in concorso alla 99esima edizione degli Oscar (2027).
Il racconto parte dall’ascesa di una storica famiglia di Bari, dalla piccola bottega del nonno alla ricca sartoria Colonna di via Sparano, atelier di riferimento dell’alta borghesia barese e fulcro della mondanità della Bari che conta.
I Colonna posseggono ricchezza, notorietà e successo inserite nel più ampio corredo di positività di cui notoriamente godono le famiglie predestinate.
Anna, Walter e i figli Alice e Tobia rappresentano tutto ciò che “vorremmo essere”, la riproduzione fedele della perfezione con fattezze umane.
Il racconto inizia in volo durante il viaggio che porterà Anna a Roma dalla figlia Alice per una visita che presto rivelerà contenuti da thriller psicologico.
L’identità irrisolta di attrice trasforma il controllo di Anna sui due figli in un delirante dominio sulle loro vite in una spirale di morte senza vie d’uscita se non la tragedia da cui tutto si dipana.
D’altronde le forti turbolenze durante il volo sono il presagio di un racconto ben diverso dalla favola rappresentata con la festa in total white nell’ampio giardino di famiglia con cui apre il film.
Paolo Strippoli, giovane regista pugliese alla sua terza regia dopo Piove e La valle dei sorrisi, con L’Estranea conferma una predisposizione quasi didattica al racconto dei disagi familiari e di rimando, della società.
Allo spettatore non sfuggirà il tentativo del regista di rendere il racconto godibile e destinato ad un pubblico ben più ampio e meno circoscritto ai soli amanti del segmento horror.
Il compito di procurare angosce e fiato sospeso questa volta esce dalla comfort zone di sangue e uccisioni per addentrarsi nel campo delle devianze umane scoprendo che la realtà può superare la fantasia del miglior racconto horror.
E d’altra parte L’Estranea, l’angelo nero interpretato dal Valeria Bruni Tedeschi, è tra noi, pronto come uno sciacallo a sfidare le nostre vulnerabilità e la nostra riluttanza ad accettare il nostro destino.
La regia affida l’estetica del film alla bellezza disarmante di Bari e dei suoi colori.
Il film, della durata di 115 minuti, mantiene ciò che promette con un finale sorprendente rivelatore delle singole vicende.
Bari, 1/10/26
Di Redazione











